Decennio dell'educazione allo sviluppo sostenibile

Area Riservata CNI Unesco

Resoconto riunione comitato nazionale DESS 15/05/2008 - Intervento Salomone

L'emergenza rifiuti in Campania che tutti hanno sotto gli occhi è la prova provata dell'opportunità di mettere quest'anno al centro dell'attenzione la questione "rifiuti".

Si impone però una riflessione: se c'è un tema "gettonato" in passato nei progetti di educazione ambientale e che ha goduto di finanziamenti preferenziali è proprio questo.

Si tratta allora di capire perché nonostante gli sforzi i risultati siano stati deludenti.

E non parlo solo delle migliaia di tonnellate di immondizia che hanno invaso le strade di tante località campane.

Lì il bubbone è esploso, ma il problema riguarda tutti, anche chi vive dove un meccanismo ben oliato raccoglie e porta via rapidamente la montagna di rifiuti che tutti noi produciamo.

Quando il meccanismo si inceppa, come è avvenuto in Campania, in un batter d'occhio la spazzatura si accumula, ma esiste anche quando viene ordinatamente riposta nei cassonetti e nei contenitori della differenziata e allontanata dalla nostra vista prima che si accumuli o puzzi troppo.

L'ambiente "sostenibile" non è solo un ambiente "pulito", ma un ambiente su cui non gravi il grande consumo di energia e di materiali che contraddistingue i nostri stili di vita.

Ricordiamoci, tra l'altro, che il chilo e mezzo circa pro capite di rifiuti prodotto da ogni italiano è solo la punta dell'iceberg di una grande consumo più generale che si nasconde dietro i beni che acquistiamo.

La richiesta totale di materiali (TMR, Total material requirement) è in Europa cento volte maggiore della quantità di rifuti domestici ed è di 80 tonnellate pro capite negli Usa, c'è quindi soprattutto la necessità di affrontare il tema rifiuti alla radice, in termini di "prevenzione" del rifiuto, promuovendo i prodotti sfusi, la filiera corta, il vuoto a rendere, la riduzione degli imballi, ecc. ma anche quelle forme di cooperazione e quei modelli di distribuzione necessari a introdurre i correttivi appena citati e che quindi possono concretamente consentire una riduzione dei rifiuti
attenzione, dunque: non si tratta di ampliare la lista delle raccomandazioni e dei divieti, in un'ottica tutta "prescrittiva" dell'educazione all'ambiente e alla sostenibilità, come se questa educazione fosse (e spesso purtroppo è) solo un addestramento a comportamenti civili ed ecologicamente corretti.

Qualcosa di troppo simile all'educazione stradale (sostituendo il mettere la cintura di sicurezza o il rispettare lo stop con la raccolta differenziata).

Si tratta di andare a fondo nella comprensione di ciò che connette rifiuto e stile di vita, rifiuto e ambiente, rifiuto e relazioni interpersonali, organizzazione sociale, sistema di valori, ecc.

La questione dei rifiuti chiama inoltre in causa grandi temi di governance e di partecipazione, concetti come "sindrome Nimby", "processi decisionali inclusivi", "percezione del rischio", "negoziazione dei conflitti", "salute e ambiente", ecc.

Ancora, c'è bisogno di professionalità e competenze, di visione collettiva, di collaborazione di tutti, di mobilitazione dal basso, di buon esempio dall'alto. C'è bisogno di approcci più creativi e innovativi.

C'è invece una arretratezza culturale in Italiache poi si traduce in visione rozza e semplificatoria delle questioni ambientali, infuria cementificatoria, in adorazione del totem grattacielo, nel rispolveramento del nucleare.

Ci sono in giro razzismo, paura, grettezza, voglia di soldi facili, ecc.

Credo che ancor più di prima si tratti di rimboccarsi le maniche e di lavorare.

Cerchiamo anche di usare di più e meglio le due testate(con funzioni diverse) di cui mi occupo, ECO e Culture della sostenibilità .

Mario Salomone
Comitato scientifico DESS, professore di Educazione ambientale all'Università di Bergamo, Direttore di ".eco, l'educazione sostenibile" e di "Culture della sostenibilità".